Interventi chirurgici per l’incontinenza urinaria: quando sono indicati?

 

L’incontinenza urinaria è un disturbo intimo e spesso difficile da affrontare, ma molto più comune di quanto si pensi. Colpisce uomini e donne e può limitare significativamente la vita quotidiana, professionale e sociale.

Sebbene i dispositivi assorbenti possano aiutare temporaneamente, non costituiscono una soluzione definitiva. Per affrontare il problema in modo efficace, è fondamentale comprendere il tipo di incontinenza e valutare il trattamento più adatto. In alcuni casi, la chirurgia rappresenta un'opzione concreta.

Tipi di incontinenza urinaria

Incontinenza da sforzo

Questo tipo è comune nelle donne, soprattutto dopo il parto, quando i muscoli del pavimento pelvico risultano indeboliti. Basta un colpo di tosse o uno sforzo per provocare perdite involontarie. Negli uomini, può manifestarsi dopo interventi chirurgici alla prostata che danneggiano lo sfintere urinario.

Incontinenza da urgenza

Si verifica quando la vescica si contrae improvvisamente e in modo incontrollato, causando un bisogno impellente di urinare, spesso senza preavviso. Stimoli come l’acqua corrente possono scatenare questo tipo di incontinenza.

Trattamenti conservativi prima dell’intervento

La chirurgia viene presa in considerazione solo quando le terapie conservative non danno risultati. Il primo passo è una valutazione medica accurata, per individuare le cause precise del problema.

Per le donne, la riabilitazione del pavimento pelvico con l’aiuto di una fisioterapista o ostetrica specializzata può essere molto efficace. Si utilizzano esercizi mirati, elettrostimolazione e tecniche di biofeedback per rafforzare i muscoli coinvolti nella continenza.

Anche per gli uomini, in particolare dopo interventi prostatici, la riabilitazione può aiutare a recuperare il controllo della vescica e migliorare la coordinazione muscolare.

In caso di incontinenza da urgenza, i medici possono prescrivere farmaci anticolinergici che riducono le contrazioni involontarie della vescica. Inoltre, correggere lo stile di vita - limitare caffè e alcolici, ridurre l’assunzione di liquidi la sera - può fare una grande differenza.

Quando considerare un intervento chirurgico?

Se le perdite urinarie restano invalidanti nonostante la terapia conservativa, si può valutare l’opzione chirurgica, in particolare nei casi di incontinenza da sforzo moderata o grave.

Bendina sottouretrale (sling)

Si tratta di una striscia di materiale sintetico posizionata sotto l’uretra per sostenerla e prevenirne l’apertura involontaria durante gli sforzi. L’intervento è semplice, spesso ambulatoriale, e indicato in caso di incontinenza da sforzo lieve o moderata. I risultati sono generalmente molto buoni.

Sfintere urinario artificiale

Nei casi più gravi, soprattutto negli uomini, si può optare per l’impianto di uno sfintere artificiale. Questo sistema idraulico, controllato manualmente dal paziente, permette di aprire e chiudere l’uretra secondo necessità. Anche se più invasivo, rappresenta spesso l’unica soluzione efficace quando le altre terapie hanno fallito.

Ogni intervento va valutato attentamente con uno specialista. La chirurgia può restituire autonomia e benessere, ma è riservata a situazioni in cui i trattamenti non invasivi non bastano.

 

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