Neuromodulazione: un approccio innovativo contro l’incontinenza urinaria

 

L’incontinenza urinaria si manifesta con perdite involontarie di urina, indipendentemente dalla volontà di urinare. Anche se non si tratta di una patologia pericolosa per la vita, può incidere fortemente sul benessere e sulla qualità della vita. Fortunatamente, sono disponibili diverse opzioni terapeutiche, che variano in base alla tipologia e alla causa dell’incontinenza.

Quali sono i tipi principali di incontinenza urinaria?

Le forme più comuni sono due:

L’incontinenza da sforzo può spesso essere trattata agendo sulle cause (es. obesità, debolezza muscolare, problemi ormonali). L’incontinenza da urgenza, invece, dipende da un’attività anomala del muscolo della vescica e richiede un approccio terapeutico diverso. Quando i farmaci anticolinergici non risultano efficaci, si può valutare la neuromodulazione.

Cos’è la neuromodulazione?

La neuromodulazione è una tecnica medica che consente di regolare l’attività del sistema nervoso attraverso impulsi elettrici o sostanze neurotrasmettitoriali. Viene utilizzata in diversi ambiti clinici, tra cui il trattamento dell’incontinenza. Agisce stimolando specifici nervi che controllano la funzione della vescica, aiutando così a ripristinare una corretta coordinazione tra sistema nervoso e muscolatura vescicale.

Nel caso della vescica, i principali segnali nervosi coinvolti sono quelli colinergici, che agiscono tramite l’acetilcolina per attivare le contrazioni vescicali. Intervenire su questi segnali permette di ridurre l’iperattività del muscolo detrusore e limitare le perdite involontarie.

Origine e sviluppo della tecnica

I primi utilizzi della neuromodulazione risalgono agli anni ’80, inizialmente applicata per disturbi intestinali. Dopo i buoni risultati ottenuti, la tecnica è stata progressivamente adottata anche per l’incontinenza urinaria. Le ricerche più recenti dimostrano che oltre il 75% dei pazienti con incontinenza anale o urinaria ottiene un miglioramento stabile grazie a questo trattamento. I risultati sono meno significativi nei casi di stitichezza cronica, ma comunque incoraggianti.

Come funziona la stimolazione elettrica

La neuromodulazione viene generalmente proposta a pazienti con vescica iperattiva che non rispondono più alla terapia farmacologica. Il trattamento prevede l’impianto di un piccolo dispositivo che invia impulsi elettrici ai nervi sacrali, coinvolti nel controllo della vescica e degli sfinteri.

Prima dell’intervento definitivo, viene effettuata una fase di test della durata di alcuni giorni, durante la quale un generatore esterno stimola i nervi per verificare la risposta del paziente. Se i sintomi migliorano almeno del 50%, si procede con l’impianto permanente del dispositivo, inserito sotto la pelle nella regione glutea con anestesia generale.

È importante sapere che questa tecnica non è adatta a tutti. Esistono controindicazioni, tra cui gravidanza, malattie infiammatorie croniche, infezioni in corso, disturbi della coagulazione, prolasso rettale o patologie neurologiche avanzate. Per questo motivo, prima di iniziare il trattamento, è necessaria una valutazione clinica accurata. In caso di non idoneità, si può considerare un’altra opzione, come la cistoplastica di ampliamento.

 

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